BUCHI DA RIEMPIRE

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Vi capitano mai nella vita eventi che oltre a travolgervi vi lasciano dei buchi, invisibili agli altri, ma forti e presenti dentro di noi?
A me sono capitati e porto questi buchi come cicatrici...Ad alcune di loro mi sono affezionata, fanno parte di me e mi contraddistinguono come la donna che sono oggi, altre, di cicatrici proprio faccio fatica a toccarle e sentirle.
Sono una donna con dei buchi, e non tutti li voglio riempire, perchè quei buchi mi fanno sempre riflettere...mi ci infilo dentro e cerco delle risposte, che non sempre trovo, ma per rappresentano quello che per altre persone può essere il rifugio di una preghiera, di una camminata all'aperto, di una bevuta solitaria...
Sono paragonabile a una fetta di formaggio svizzero insomma :)
Per quanto problematica e contraddittoria, difficile da comprendere, inafferabbile e quant altro, io mi piaccio così, sono davvero fiera dei miei voli pindarici, dei miei viaggi mentali, dei miei buchi..

E' vero che l'immagine di riempire questi vuoti con il cibo, penso sia abbastanza comune nella mente di ognuno di noi. Il cibo è conforto, gioia, recupero.
Poi sarebbe divertente capire quale tipo di cibo si presta a questo compito, nelle nostre diverse esperienze di vita.

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Io per esempio ricorro quasi sempre alla Creme Brulèe, oppure a una bella bistecca al sangue..Mi sento proprio meglio..dopo.
E anche questi gnocchi hanno avuto su di me un effetto terapeutico. Semplici, poveri nella loro perfezione, rappresentano un piatto tradizionale, che riempe la pancia e i sentimenti. E riempe anche i buchi, almeno per un pò..


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GNOCCHI DI PATATE ALLE ACCIUGHE

Dosi per 3 persone:
800 gr di patate a pasta gialla ideali per gnocchi, magari biologiche ancora sporche di terra ;)
1 uovo piccolo
1 pugno di farina
acciughe intere sottosale

Lessare le patate con la buccia finchè non diverranno cedevoli alla forchetta. Passarle allo schiacciapatate ancora con la buccia, questa rimarrà all'interno del nostro utensile e non in mezzo alle patate.
Salare leggermente, aggiungere l'uovo intero e la farina e impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo e sodo.
Ricavare dall impasto piccole porzione che tireremo con l'aiuto delle mani in filoncini dello spessore di 2 cm, dal quale tagleiremo con il coltello dei grossi gnocchi dai lati in diagonale.
Se necessario aggiungere altra farina, tutto dipende dalla qualità delle patate che utilizzerete.
Lessare gli gnocchi in abbondante acqua, senza salarla, e appena galleggeranno in superficie,scolarli.
Le acciughe andrebbero pulite prima della cottura degli gnocchi, passandole sotto acqua corrente, e semplicemente privandole della lisca ( operazione semplice che riesce aprendo la pancia delle acciughe con le dita).
Saltare gli gnocchi in una padella con un cucchiaio di acqua di cottura e le acciughe.
Servire caldissimi.


4 semi di papavero:

Luisa Piva ha detto...

ma chi l'ha detto che quei punti siano da riempire?
in fondo sono i segni di ogni tappa di vita vissuta..
orme e segni lasciati da sentimenti, persone.. ricordi più o meno vividi..
Per lavoro, come nutrizionista, mi trovo tutti i giorni ad ascoltare quanto il cibo sappia essere consolazione, piacere, conforto..
a volte il suo bisogno di estremizza diventando surrogato dell'affetto e lì nascono i problemi.
Ma il cibo è piacere.. è condivisione.. è gioia.. vediamo ed apprezziamolo in tutte le sue accezioni positive.
il mio cibo consolatore? quello che mi fa subito sorridere? ahhh, la pizza!!! amo farla e mangiarla!
i tuoi gnocchi? sfiziosissimi..
baci cara

Claudette ha detto...

Cicatrici? certo e fanno ancora male.... si viene travolti, ci si rialza, un po' ammaccati, si impara a convivere con quelle cicatrici, ma non si possono dimenticare....
E per lenire la sofferenza impasto pane e torte rustiche.
Claudette

Elga ha detto...

Luisa@ Vedi la pensi come me, io convivo con i miei buchi e tendo anche a non nasconderli ;) Approvo la tua pizza!

Claudette@ L'impastare scarica i nervi e allo stesso tempo lenisce i dolori, un ottima soluzione. Bacio

Aria ha detto...

hai descritto benissimo la sensazione che si prova. Stanno lì ferite ancora aperte, alcune non sanguinano più, altre eccome. ma fanno parte di noi, sono la nostra storia. sono tutte le volte che ci siamo rialzate. e la cucina, come la scrittura, è un'ottima cura.

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